Dati e AI: una leva strategica, ma non ancora governata
L’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale, in particolare della Conversational AI, sta trasformando profondamente il modo in cui le aziende accedono alle informazioni, prendono decisioni e interagiscono con clienti e collaboratori.
Secondo le evidenze condivise dagli Osservatori del Politecnico di Milano, solo il 41% delle aziende ha definito policy o linee guida formali per l’utilizzo degli strumenti di AI. Un dato che evidenzia chiaramente come, a fronte di una crescente diffusione delle tecnologie, i modelli di governance non siano ancora matuti.
Allo stesso tempo, cresce l’adozione di soluzioni come i chatbot conversazionali collegati alla knowledge base aziendale, utilizzati sia a supporto degli operatori interni sia per migliorare l’esperienza cliente.
Conversare non basta: serve comprendere il business
Nel contesto aziendale, però, l’efficacia dell’AI non si misura solo dalla capacità di sostenere una conversazione. Per generare valore reale, l’AI deve essere in grado di:
- comprendere il significato dei dati
- interpretare le relazioni tra le entità
- rispettare le regole di business
Solo così le risposte diventano affidabili, contestualizzare e utilizzabili.
E’ in questo passaggio, dalle parole al contesto, che emergono nuovi modelli architetturali basati su:
- semantic layer: traduce i dati tecnici in significato di business
- ontologia: definisce le entità e le loro proprietà
- knowledge graph: rappresenta e connette le relazioni tra i dati
Questi elementi permettono di evolvere da una AI “documentale” a una AI semantica e relazionale, capace di supportare realmente i processi decisionali.
Tre livelli di maturità della Conversational AI
Le organizzazioni possono sviluppare sistemi di Conversational AI con diversi livelli di evoluzione:
- AI documentale: basata su recupero di documenti, è efficace per domande descrittive e supporto operativo, ma presenta limiti in termini di comprensione delle relazioni tra dati
- AI semantica: integra un semantic layer e una governance dei dati, migliorando coerenza e interpretabilità delle risposte
- AI relazionale: combina semantic layer, ontologie e knowledge graph per abilitare analisi avanzate, spiegazioni causali e decision intelligence
Il passaggio tra questi livelli rappresenta l’evoluzione fondamentale: dal “come funziona” al “quanto vale”, fino ad arrivare al “perchè accade”.
AI diffura a AI specialistica: verso i ‘digital teammates’
Oggi convivono due modelli di utilizzo dell’AI:
- AI diffusa, accessibile a tutti (es. Copilot)
- AI specialistica, progettata su esigenze specifiche di business
In questo scenario emergono i digital teammates, veri e propri “colleghi digitali” in grado di supportare la risoluzione di problemi complessi, accedendo e interpretando dati aziendali.
Tuttavia, per garantire affidabilità, è necessario ridurre allucinazioni e variabilità delle risposte. Le principali leve identificate sono la qualità e la strutturazione della base documentale e l’utilizzo mirato di prompt engineering.
Il rischio AI: oltre la dimensione tecnologica
L’adozione dell’AI introduce rischi che non sono solo tecnologici. Secondo il World Economic Forum, l’87% delle grandi aziende considera le vulnerabilità dei sistemi di AI il rischio in più rapida crescita nel 2025.
I principali fattori che influenzano il rischio includono:
- livello di maturità
- grado di autonomia dei sistemi AI
- natura del business e contesto geopolitico
- dinamiche evolutive delle minacce
Il vero gap: governance e sicurezza
Il tema più critico riguarda la governance. Molte organizzazioni evidenziano:
- autonomia non controllata del business nell’adozione dell’AI
- disallineamento tra velocità dell’innovazione e capacità della security
- funzioni di procurement e legal ancora immature
- assenza del rischio AI nei modelli di Enterprise Risk Management
- convolgimento ancora limitato della security nei progetti
A ciò si aggiunge un deficit di misure tecniche strutturare, con strategie spesso basate su policy considerate “soft” e non sufficienti a garantire la protezione dei dati.
Verso un nuovo equilibrio
La sfida per le organizzazioni è chiara: non rallentare l’innovazione, ma governarla in modo strutturato. Diventa quindi fondamentale:
- integrare AI, business, security, procurement e legal
- inserire il rischio AI nei modelli di governance aziendale
- affiancare alle policy strumenti tecnici di controllo
- sviluppare competenze e consapevolezza diffusa
Solo attraverso questo approccio sarà possibile trasformare l’AI da fattore di rischio a leva strategica sostenibile.